giovedì 19 aprile 2012

Alcatraz recap episodio 1x13 "Tommy Madsen": ecco il finale di stagione

Ultime battute per questa prima stagione della nuova serie tv "Alcatraz" che con l'episodio numero 13, intitolato "Tommy Madsen", chiude i battenti non senza grosse incertezze per un eventuale nuova stagione anche se per chi ha assistito a tutti gli episodi e si è posto più domande di quante risposte abbia infine ricevuto forse la speranza in un rinnovo è del tutto comprensibile.
Questa puntata conclusiva infatti se da un lato chiarisce alcuni punti e fa luce su alcuni pressanti interrogativi, dall'altro apre una voragine di dubbi e perplessità che potrebbero essere destinate a rimanere insoddisfatte. Ma procediamo con ordine e recuperiamo le fila del racconto per scoprire cosa ha riservato l'episodio dedicato interamente - e finalmente! - al nonno sempregiovane di Rebecca.

La puntata si apre su una strada. La macchina da presa indugia su una macchina ribaltata completamente in fumo e, distesa sull'asfalto, una Rebecca chiaramente ferita che si contorce dal dolore. Ma per non perdere l'abitudine con i salti temporali - vero cuore di tutta la serie - ecco che lo spettatore viene subito scaraventato a 36 ore prima di questo presumibile incidente ai danni della giovane detective.

Mentre la Madsen indaga ancora su tutti i dati di cui dispone per venire a capo di qualcosa, l'uomo che l'episodio precedente era stato definito "spettro" chiede ricovero presso un istituto di igiene mentale. D'altra parte, gli basta raccontare di venire dal 1963 e di essere un ex detenuto di Alcatraz per essere subito accontentato. Una volta nella sua stanza, egli ha tutto l'agio di sentirsi al sicuro con la chiave misteriosa rubata a Garrett e soprattutto al sicuro da Tommy Madsen che vuole la chiave per sé. Il nonno di Rebecca però è già quasi sulle sue tracce mentre una parentesi del passato ci svela che lo Spettro era in realtà un detenuto che il direttore aveva fatto dichiarare deceduto per poter poi utilizzare per i propri fini e agire indisturbato. 
Inoltre, con un altro flashback si racconta dell'ennesimo ricovero coatto di Madsen questa volta però, alla presenza di uno strano individuo occhialuto con camice da scienziato pazzo, che lo sottopone al reintegro di tutto il sangue sottrattogli nel corso del tempo, sangue riveduto e corretto con l'aggiunta di argento colloidale. A quanto pare è tempo di vedere per il direttore e per lo scienziato pazzo se gli esperimenti che hanno solo supposto funzionano davvero.
Tommy Madsen sopravvive al martirio e la mattina seguente si risveglia in una sontuosa stanza d'albergo dove il direttore gli svela che l'argento nel sangue lo rende in salute, forte, aumenta le potenzialità del suo fisico. E' già nell'aria una proposta indecente... Tommy dovrà solo decidere il prezzo della sua completa obbedienza agli oscuri piani del direttore James. Decide di chiedere di tener fuori da tutta quella storia il fratello Ray e il figlioletto di 3 anni che con una scusa gli affida in adozione.
La task force intanto arriva finalmente a capire che dietro tutto ci sia proprio il direttore e che Tommy lavori per lui e, soprattutto, che una parte rilevante della storia è rivestita dalle chiavi misteriose e da cosa è celato dietro la porta nascosta di Alcatraz.
Comincia la caccia all'uomo. Madsen cerca Spettro che, pur di non consegnargli la chiave, si suicida; e Rebecca insegue Madsen che sgomma come un matto per le strade della città con la nipote alle calcagna. L'inseguimento si conclude con un bell'incidente... una strada, la macchina di Tommy ribaltata, del fumo... ci ricorda qualcosa, sì!
Le 36 ore stanno giungendo al termine. 
Inizia il confronto tra i due. Nonno sempregiovane e nipote finalmente sono faccia a faccia. Tommy comincia balbettando qualche scusa improbabile in nome del sangue di famiglia che li lega ma Rebecca sembra ferma sulle sue posizioni e non pare avere alcuna intenzione di lasciarsi intenerire dal legame di parentela. Tommy allora cambia strategia, le insinua dei dubbi circa la morte dei suoi genitori e approfittando di un piccolo cedimento della ragazza, il Madsen la colpisce al fianco con un coltello d'argento, scappando via e lasciandola dolorante e agonizzante sull'asfalto.
Mentre Rebecca lotta tra la vita e la morte, Lucy ed Emerson, recuperata la chiave, vanno a verificare cosa si celi dietro la porta misteriosa. Si trovano davanti una serie di macchinari con strumentazioni sofisticate, probabilmente tutto il necessario per rendere possibile il salto temporale dei detenuti e poi una cartina degli Stati Uniti con tanti puntini sparsi in ogni dove ognuno dei quali contrassegnato da un numero di detenuto. Forse una cartina per localizzarli, per monitorarne la ricomparsa e seguirne le tracce grazie all'argento colloidale iniettato nelle loro vene. Il piano del direttore James dunque è molto più vasto e non delimitato alla sola San Francisco.
L'ultima scena stringe la camera su un letto di sala d'operatoria. Dei medici che tentano il tutto per tutto per rianimare Rebecca che però solo qualche istante dopo viene dichiarata morta.

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