lunedì 11 febbraio 2013

The vampire diaries, commento 4x13 "Into the wild"


Con la 4x13 intitolata “Into the wild” The vampire diaries scava ancora più a fondo e sempre più vicino al cuore del tormentone di questa stagione ovvero la ricerca della cura con tutto quanto questo comporti.
L’atmosfera e il set dell’episodio sono più inquietanti e dark del solito. Si respira l’aria di una importante vigilia, quella in cui si presenterà – forse - la possibilità di oltrepassare una soglia proibita e inesplorata oltre la quale niente e nessuno sarà più come prima e la storia dell’intero vampirismo, così come è stata sempre vissuta e conosciuta, andrà completamente riscritta. 
Nessuno tranne Damon ormai sembra mettere in dubbio l’esistenza della cura e i vari team - forti delle loro alleanze, del loro ruolo e delle loro convinzioni – approdano sull’isola indicata dalla mappa del cacciatore con una speranza nel cuore.
La speranza infatti è la vera forza che anima il gruppo e ad ognuno la propria: speranza di riconquistare la condizione umana, di rivedere i propri cari, di spezzare un subdolo ed infido vincolo di asservimento per guardare finalmente in faccia la realtà, qualunque essa sia.

Damon è l’unico che non solo sembra notare l’ambiguità di Shane mettendo in discussione l’esistenza stessa della cura ma è anche l’unico al quale la cura non interessa affatto. L’unica ragione per cui ha accettato di avere un ruolo in tutta la faccenda è Elena, trovare la cura per lei, darle modo di non rinunciare alla sua umanità e soprattutto scoprire cosa si cela al di là del vincolo.
Elena non si stanca di ribadirgli quanto il suo sentimento per lui sia vero, che la sua è una scelta consapevole e genuina che nulla ha a che vedere col sire bond. Ma il malumore e l’impulsività di Damon questa volta hanno la meglio, il suo pensare di non meritare l’amore di Elena, di non essere degno di lei e all’altezza di Stefan. È suo fratello che avrebbe rinunciato al vampirismo per avere bambini ed invecchiare insieme ad Elena, lui no. Lui ha avuto folle nostalgia della propria umanità e ha odiato disperatamente la sua condizione ma ormai lui è quello che è, ha fatto cose di cui si è pentito, di cui è impossibile andare fieri e tante altre ne farà. E’ stato un percorso lungo e doloroso, Damon è cambiato e tornare indietro all’improvviso non sembra più essere la scelta più auspicabile.
La reazione di Damon è rabbiosa, impulsiva ed irrazionale e anche se Elena gli fa presente ancora una volta quella solita tendenza a sabotare se stesso, a negarsi delle possibilità pensando di non meritarle, le loro posizioni inconciliabili alla fine pesano più di tutto.
Damon va via e viene pure rapito da un altro dei Cinque non senza prima però aver estorto a Shane qualche altra succulenta rivelazione. I massacri sacrificali, il pozzo magico, i morti che tornano in vita, le folli richieste dall’aldilà da parte della moglie strega, la verità sulla sua morte e sui rischi che corre Bonnie, la sparizione improvvisa di Jeremy. Shane non è mai sembrato più invasato e le sue verità più assurde di così eppure al contempo sembra vittima egli stesso di tutto quanto sia riuscito a mettere in moto, forse plagiato egli stesso, forse pedina inconsapevole, spinto a compiere un disegno tanto folle quanto macabro con la ghiotta promessa di poter riabbracciare i propri cari.
Altrettanto ghiotta è per Rebekah la possibilità di tornare umana ma per lei la partecipazione alla spedizione isolana diventa anche un’occasione per denunciare uno dei tanti comportamenti ipocriti del gruppo. Lei è riuscita a conquistare le antipatie di tutti per quanto fatto ad Elena sul ponte ma nessuno sembra ricordare come Elena stessa abbia avuto un ruolo attivo nell’uccisione dei fratelli dell’originaria. La verità è che a Mystic Falls sembra contare più la prima impressione che la realtà dei fatti per cui Damon sarà sempre peggiore di Stefan nonostante di qualunque crimine Stefan si possa mai macchiare e Rebekah sarà sempre peggiore di Elena nonostante di qualunque crimine Elena si possa mai macchiare. Le legge non è uguale per tutti e oltre a scontare questo, Rebekah sconta anche la sua posizione da sacrificabile, da persona da poter letteralmente pugnalare alle spalle all’occorrenza, da pedina da usare e sfruttare a piacimento a seconda dell’economia delle ragioni dei vari team.
Eppure la bionda Originaria riesce comunque ad incassare qualche vittoria.
Stefan ad esempio in questo episodio sembra sincero con lei, forse per la prima volta, senza secondi fini, senza crudeli motivazioni nascoste o più o meno deprecabili dietrologie. Eppure è automatico per Rebekah pensare di essere stata usata ancora una volta. Scoprendo il furto della pietra tombale sembra infatti materializzarsi per lei ancora una volta lo spettro del complotto, dell’inganno ai suoi danni anche se questa volta non è così.
Durante lo scontro verbale con Elena poi Rebekah esce senz’altro vincitrice – salvandole anche la vita tra una battuta velenosa e l’altra – riuscendo addirittura a portare a casa anche una promessa di tregua nonché un’altra inaspettata ed improbabile alleanza.
E poi quanto è commovente il suo voler tornare umana, lei che di umanità, nel bene e nel male, ne ha sempre dimostrata molto più di altri, quanta compartecipazione ispira il suo personaggio, la sua sofferenza, la sua irriducibile solitudine.
Invece c’è qualcun altro che con la propria di umanità ha un rapporto decisamente più complicato. Klaus in questo episodio non è soltanto il classico leone in gabbia che accecato dalla rabbia e furioso per la cattività reagisce in modo istintivo e feroce – in questo caso mordendo Caroline e condannandola a morte certa. Klaus è l’animale ferito, quello a cui l’amore è stato negato in primo luogo già all'interno del nucleo familiare, quello che la solitudine pensa di sconfiggerla creando eserciti di mostri a lui asserviti contando su una fedeltà tanto triste quanto posticcia.
Ma Caroline riesce ad oltrepassare un muro e col suo discorso - seppur dettato dalla paura di morire e dall'abilità a manipolare in qualche modo l'originario portandolo a fare ciò che desidera - centra il punto aprendosi una breccia segreta che alla fine non solo le salva vita ma che ha anche il pregio di portare allo scoperto un residuo di umanità che Klaus sa di non potersi permettere. 
La strada probabilmente non sarà quella di una prossima redenzione ma il personaggio acquista uno spessore e un fascino nuovo specialmente quando non smentisce di provare dei sentimenti per la Forbes.
Troppa ne dovrà fare però di strada per guadagnarsi una possibilità e Caroline non esita a metterlo in chiaro. Mi sono ritrovata a sperare di poter dimenticare le cose orribili che hai fatto, dice lei, ma non ci sei riuscita, vero?, risponde lui. Evidentemente, no. Le ferite e i ricordi sono ancora troppo freschi per poter dimenticare e per quanto innegabile sia l'attrazione provata da entrambi. E' sufficiente che Caroline e Klaus condividano una stessa scena per avvertire potente la chimica che si crea tra di loro e che buca lo schermo lasciando poi l'amaro in bocca per quel carico di sofferenza irriducibile che l'originario si porta sulle spalle e che lo porta ad agire in un certo modo. 
Infine Tyler, in questo episodio vero maschio alfa della situazione nello scontro verbale con Klaus, talmente sicuro di sé, maturo, coraggioso da lasciare la propria donna nelle mani dell'originario, confidando nell'ascendente di Caroline su di lui e facendo leva sul vero tallone di Achille di Klaus. L'originario infatti cede - dopo una brevissima lotta tra l'altro -contro quella debolezza che Tyler non avrebbe dovuto mai scoprire, consapevole che sarà presto usata ancora contro di lui e che farà male tanto quanto potrebbe un pugnale di quercia bianca.

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