giovedì 7 febbraio 2013

The vampire diaries, recap episodio 4x12 "A view to a kill"


Giro di boa per The vampire diaries giunto alla messa in onda dell’episodio 4x12 intitolato “A view to a kill” (titolo originale “A view to a Kill”).
E la serie, alla fine di questa puntata, rimane orfana di un altro dei suoi protagonisti, un altro Originale. Come fortemente voluto da Elena infatti Kol ci rimette le penne e per un mare di ragioni. Per aver sabotato i loro piani, per aver espresso il desiderio di volerli ancora sabotare, per essere di costante intralcio alla ricerca della cura, per aver soggiogato Damon, per volere Jeremy morto, anzi, senza braccia e soprattutto perché la sua morte avrebbe significato la morte della sua intera linea di sangue e avrebbe permesso al marchio del cacciatore di espandersi definitivamente e rivelare la mappa del luogo in cui è verosimilmente sepolto Silas con la cura.

Così il millenario Kol ci abbandona sotto lo sguardo terrificato e sconvolto di Klaus che, per quanto avesse voluto mettere fuori gioco il fratello, si sarebbe accontentato di una semplice pugnalata e di una morte temporanea lunga al massimo qualche decennio. Quando scopre il misfatto compiuto da Jeremy e architettato da Elena e Stefan, infatti, la rabbia di Klaus diventa incontenibile e non ci sarebbe stato lieto fine per nessuno se solo Bonnie non fosse riuscita ad intervenire in tempo bloccando l’Originale con un potentissimo incantesimo.
Klaus dunque è sistemato per un paio di giorni, Damon è finalmente libero dal soggiogamento, il marchio di Jeremy si è esteso nella sua interezza e Bonnie non è mai stata tanto potente. A quanto pare tutti gli ingredienti necessari per una corretta riuscita del piano sembrano essere presenti: tutto è pronto per incamminarsi alla volta del luogo indicato dalla mappa.
L’unico punto oscuro  sembra essere però la presenza di Rebekah. Dopo essersi abbandonato ad una notte di presumibile sesso riparatore con la millenaria vampira, Stefan avrebbe dovuto pugnalarla – ancora una volta! – la povera Rebekah, colpevole di rappresentare una minaccia per la riuscita del piano e sicuramente desiderosa di vendetta nei confronti di chi ha voluto e compiuto l’assassinio di Kol.
E invece Stefan la risparmia dopo aver organizzato un’uscita farsa che si sarebbe dovuta concludere ai suoi danni, dopo aver ancora una volta approfittato di lei, della sua buona fede, della sua disperata voglia di fidarsi di qualcuno, di essere amata, di sentirsi umana e non soltanto per il desiderio di godersi una volta nella vita un ballo studentesco con tanto di bouquet al braccio. Rebekah svela infatti di voler essere umana in tutti sensi, di volere dei figli, una vita normale candidandosi di diritto come la più motivata a volere la cura. 
Dato per assodato dunque – con un piccolo beneficio del dubbio – che Rebekah non rappresenti un pericolo per la riuscita del piano e sentendosi forse un po’ carogna per averla sfruttata e manipolata ancora, Stefan la propina al gruppo come titolato ulteriore membro della spedizione trovacura.
E infine Stefan e Damon. Di nuovo rivali, di nuovo apparentemente ed inconciliabilmente distanti e se Damon non esita a rivelare pubblicamente e in presenza di Elena la tresca tra il fratello minore e Rebekah – forse per fargli pagare quell’acido zelo con cui la puntata precedente Stefan l’aveva rinchiuso e dissanguato con la scusa inoppugnabile del soggiogamento di Kol e del pericolo che avrebbe potuto rappresentare per Jeremy - Stefan punge ancora più dolorosamente andando a colpire là dove Damon sente più male ribadendogli  e rinfacciandogli la faccenda del sire bond e paventando la presumibile falsità e inconsistenza dei sentimenti di Elena nei suoi confronti.
Eppure è impagabile quel momento in cui la neovampira e Damon si ritrovano, incontrano ancora una volta i loro sguardi, si rifugiano l’uno tra le braccia dell’altra dopo un allontanamento forzato, dopo che tutto sembra giocare a loro sfavore e dopo che questa spada di Damocle rappresentata dal vincolo di asservimento diventa ogni secondo più difficile da digerire. Soprattutto quando nessuno sembra ricordare che il sire bond si verifica solo quando l’asservito prova dei sentimenti per il proprio sire prima di essere trasformato e che comunque il potere del vincolo non agisce sulla sfera effettiva e non ha alcun potere al livello emozionale. Di certo Damon preferisce non ricordarsene, perché non ci siano ombre, perché quel momento di rara felicità che sta pregustando ottenga l’ufficialità di un legame che si consuma senza alcun vincolo. E naturalmente neanche Stefan preferisce ricordarsene, negando a se stesso la eventualità che Elena provi davvero dei sentimenti per Damon.
La posta in gioco però allo stato attuale de fatti è più pressante delle delicate dinamiche del triangolo. C’è una cura da trovare e un terribile e spaventoso immortale da riesumare. E il tempo scorre e Klaus potrebbe liberarsi dall’incantesimo da un momento all’altro.
E in tutto questo, che fine hanno fatto Tyler e Caroline?

-->

Nessun commento:

Posta un commento