venerdì 22 marzo 2013

Person of Interest, commento episodio 2x03 "La figlia del console

Tempo di tornare alla "normalità" della loro attività per Reese e Finch che, dopo la brutta avventura vissuta da quest'ultimo, sono alle prese con il primo vero caso della stagione cui lavoreranno insieme.
Come recita il titolo in traduzione (quello originale è "The Masquerade"), il numero di previdenza sociale fornito dalla Macchina questa volta mette il duo a dover tenere d'occhio la figlia del console brasiliano, probabile bersaglio in vista delle prossime elezioni cui parteciperà il facoltoso padre.
Con un'abile e scaltra mossa, il lungimirante Reese escogita un modo per entrare nelle grazie del console e poter tenere d'occhio la ragazza dall'interno, e dato che sono in corso dei colloqui per scegliere una degna guardia del corpo per la viziata e scortese figlia, quale modo migliore che sbaragliare la concorrenza e farsi assumere come candidato ideale?

Ma presto salta fuori che a destare maggiore preoccupazione per l'incolumità della giovane non sono i nemici politici del padre ma le proprie più che discutibili amicizie.
Aiutato dalla Carter e da Fusco sempre pronti a fornire informazioni e a prestare assistenza, oltre che sempre magistralmente guidato a distanza da Finch, Reese riesce ad identificare il "nemico" e guadagnare definitivamente la fiducia della figlia del console.
Il caso della settimana viene così presto risolto, tra intrighi, colpi di scena e azione a go-go.
Ma come spesso accede per questa ottima serie tv, la trama di ogni episodio riserva anche altri spunti. Uno su tutti la difficoltà di Finch di tornare alla normalità. Il filantropico miliardario nonché genio informatico infatti fa ancora i conti con i postumi del rapimento subito ad opera della folle Root. Ne sono una prova gli attacchi di panico, la ritrosia nel voler affrontare l'argomento con Reese, la paura di trovarsi da solo in spazi aperti, la difficoltà e la fitta di paura provata di fronte anche solo la foto della disturbata hacker. In questa umanità c'è tutta la cura dei produttori nel proporre personaggi a tutto tondo, dotati di uno spessore psicologico reale, con cui sentirsi empatici e cui affezionarsi.
Delicatissima anche la attenzione di Reese nell'evitare all'amico - perché ormai amici lo sono senz'altro - la visione dei fascicoli riguardanti il caso di Root e la profonda comprensione del disagio provato da Finch tanto da offrirsi come spalla e supporto per la prima uscita pubblica di Harold dopo il rapimento, con tanto di Tito al seguito. Il pastore tedesco infatti ormai è un nuovo personaggio a tutti gli effetti in quanto capace di comunicare con Finch, di spingerlo a lavorare sul lato umano e perché no, anche giocoso.
Intanto proseguono anche le indagini della Carter sul caso Root sul quale a quanto pare non è l'unica a farsi domande. La raccolta di prove infatti la porta a scoprire che una vecchia conoscenza della serie, l'agente Mark Snow, sta indagando sullo stesso caso. Ancora non sa però che l'uomo è mandato in avanscoperta da Kara Stanton, l'ex compagna della CIA di John Reese che tutti credono essere rimasta vittima durante una missione pilotata e che di certo, a giudicare dal giubbotto bomba che ha costretto l'agente ad indossare, ha un piano diabolico ben preciso e ancora non meglio specificato.
Episodio proteico, brillante, ancora una volta perfetto, che mantiene alto il livello della serie e che continua a non deludere le aspettative.

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