mercoledì 13 marzo 2013

Revolution, recensione 1x09 "Kashmir"

Lunga, noiosa, claustrofobica e per certi versi insensata è la nona puntata di Revolution intitolata "Kashmir".
Ad un solo episodio dalla middle season sembra che di passi avanti il gruppo, nonostante le interminabili camminate per avvicinarsi il più possibile al quartier generale di Monroe, ne abbia fatti davvero pochi.
Ma andiamo con ordine.
La puntata inizia con una sonora scazzottata che Miles subisce da parte di un gruppo di ribelli. Non ci è dato sapere come i nostri siano finiti tra questa gente, è così e basta.

Fatto sta che l'obiettivo del Matheson, tra un pugno e l'altro, è quello di convincere l'ospitale gruppetto ad aiutarli nella missione salviamo Danny e, per comprare la loro disponibilità, promette di impegnarsi ad usare tutte le informazioni di cui è in possesso per consegnare loro Monroe.
L'opera di convincimento va a buon fine e in breve l'allegra compagnia - che si è allargata in realtà di pochissime unità di cui alcune sospette - si incammina alla volta di Philadelphia.
L'unica via possibile però sono i tunnel sotterranei, luoghi apparentemente dimenticati dal mondo che però Miles giura di conoscere alla perfezione. Neanche due minuti dopo sua nipote poggia i piedini su una mina antiuomo. Evidentemente qualcosa è cambiato da quando Miles ha lasciato la Milizia e magari qualche miglioria al sistema di difesa sarà stato apportato, miglioria di cui egli è ovviamente all'oscuro e dal quale non può difendere nessuno. 
Appurato che Miles non ha dunque alcun vantaggio conoscitivo nei confronti del gruppetto di ribelli che hanno accettato di aiutarlo e che ognuno è bene che pensi a salvarsi da sè, rimane da affrontare l'emergenza mina. L'intervento di Nora in tal senso si rivela risolutivo e con poche semplici mosse la mina esplode senza conseguenze per nessuno. O quasi.
Nell'esplosione infatti è venuto giù un cumulo di macerie che ha bloccato il passaggio alle loro spalle. L'unica strada possibile ora si apre davanti a loro e sarà bene per Miles che quella uscita di cui parla esista davvero.
Il gruppo si rimette dunque in cammino sempre più scoraggiato ma il bello deve ancora arrivare. La vivida fiamma che arde nelle torce comincia a perdere vigore e non ci vuole tanto a capire che l'ossigeno sta per scarseggiare. Sorvolando sul fatto che la assenza di ossigeno viene avvertita inverosimilmente troppo presto considerando il lungo e ampio spazio in cui si trovano, non si può certo sorvolare sul fatto che solo un attimo dopo che si paventa la possibilità di morire per assenza di aria cominciano a manifestarsi gli effetti collaterali che solo una prolungata assenza di ossigeno può provocare, ovvero le allucinazioni.
Ognuno comincia a cadere vittima dei propri fantasmi interiori. Aaron ad esempio incontra la moglie che gli ricorda quanto egli sia stato debole ad abbandonarla. Miles invece incontra Monroe, suo ex amico ormai nemico dichiarato e per lo più sanguinario. Per l'ex miliziano si tratta di un incontro bello tosto, seppur immaginario, e si incomincia a fare strada in lui la possibilità di aver sbagliato a lasciare il comando della Milizia. Ma l'incontro dura poco e dopo uno scontro a frecce con uno dei ribelli che si scopre essere un miliziano infiltrato, è il turno di Charlie e la sua allucinazione è la più insensata di tutte. Che c'entrava incontrare il padre defunto in cucina? E per di più sognare che nulla di quanto accaduto in queste nove puntate sia stato reale? E che me lo sono visto a fare fino a qui?
Al grido di "apri gli occhi" però Miles riesce a far rinvenire la nipote, con buona pace del defunto Ben che comunque aveva un bel daffare tra i fornelli!
Morale della favola, l'ossigeno riesce ad invadere nuovamente gli ambienti grazie ad una uscita provvidenziale, i quattro si ritrovano di nuovo in quattro, e Philadelphia adesso è a un tiro di schioppo. Miles dovrà rinunciare al prezioso aiuto di altri due, al massimo, tre disperati con tanta voglia di farsi fucilare dai miliziani pur di aiutarlo. Pazienza.
Intanto però qualcuno dovrà avvisare Rachel, che per intrattenersi nel frattempo sta allegramente costruendo una bomba a tempo sotto gli occhi del sospettoso Neville e del folle Monroe, che non è il caso di far esplodere il congegno tanto presto.
Per fortuna però Neville non si fida della donna e Rachel è presto smascherata. L'unica scena adrenalinica della puntata è affidata a lei, quando, pur di salvarsi, non esita a togliere di mezzo l'unico prigioniero di Monroe in grado di fornire le informazioni che fino a quel momento poteva fornire solo lei e che costituivano la sua unica assicurazione sulla vita.
E questo è quanto. In pratica siamo ancora una volta ad un nulla di fatto, nessuna crescita per i personaggi, nessuna partecipazione emotiva per le loro sorti, nessuna parvenza di legame in progress tra qualcuno di loro per cui ognuno sembra procedere nella propria inespugnabile solitudine. Niente di niente. 
Però, dopo nove puntate, ciò che più mi infastidisce è la sensazione che tutto quanto sia accaduto fin qui sia stata una interminabile introduzione, il prologo più lungo che la storia ricordi e che il famoso bello deve ancora arrivare possa non arrivare mai. 

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