venerdì 14 giugno 2013

Revolution, commento episodio finale di stagione 1x20, "The dark tower"

Ed eccoci giunti al capitolo conclusivo. Il finale di stagione è stato trasmesso, le 20 puntate andate in onda, la serie è stata confermata per una seconda stagione ma il dato che non posso ignorare è che il mio livello di coinvolgimento che era quasi pari a zero non è stato minimamente scalfito.
Al contrario della Dark Tower, il mio interesse nei confronti dello show infatti non è stato affatto espugnato ed è grave se consideriamo che di cose ne sono successe.


In breve, Tom Neville ha preso il comando della Milizia dimostrando un livello di ferocia non inferiore a quello di Monroe, la corrente è stata ripristinata sull'intero pianeta, Randall si è suicidato non prima di aver eseguito l'ordine di lancio di missili sugli stati americani, Nora è passata a miglior vita, Aaron ha scoperto che i codici usati nella Torre erano stati creati da lui, si scopre il debole di Miles per Rachel e, dopo una lunga sessione di scazzottate, scoppia la pace tra il Matheson e Monroe.
Tanta roba, non c'è che dire. Ma da contraltare a cotanta abbondanza lo fa tutto quanto di buono non è stato seminato lungo il cammino di questa stagione d'esordio. Una recitazione generale convincente, tanto per cominciare, dei personaggi credibili, dei dialoghi originali con scambi di battute inaspettate, consolidamento di qualche legame, scioglimento sensato di qualche mistero e finale di stagione che invogli a sperare che la pausa che ci separerà dalla 2x01 sia più breve possibile.
In pratica, se una serie non riesce a far scattare una qualche forma di affezione nei confronti dei protagonisti, se non si sta in pensiero per le loro sorti, fallisce su tutti i fronti indipendentemente da quanto scoppiettanti siano gli scoop e i colpi di scena. Per di più, in un simile scenario diventa difficile perdonare le sviste, gli errori, le falle logiche e la minima sciocchezza è facile che si trasformi in peccato capitale.
Dunque, bel finale, proteico e ciccioso con un ritmo discreto ma fondamentalmente affatto coinvolgente al livello emotivo. Peccato.

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