lunedì 15 luglio 2013

Person of Interest, commento episodio 2x19 "Cavallo di Troia"

Puntatone!
In un clima che sembra già preannunciare un finale col botto, Person of Interest ci regala un altro episodio assolutamente impeccabile sotto ogni punto di vista, ricchissimo quanto a contenuti e che riesce a tenere incollati allo schermo per tutta il tempo.
Del primo caso del giorno si occupa questa volta Harold, per seguire un'operazione molto più congeniale alle sue corde mentre John rimane defilato per buona parte della puntata impegnato in un'altra missione non meglio precisata, per il momento.


Finch dunque scende in campo in prima persona calandosi nei panni di un impiegato informatico presso una multinazionale, ruolo che gli permette di seguire a distanza ravvicinata Monica, il numero di previdenza sociale fornito dalla Machine. La giovane e brillante donna in carriera infatti, desiderosa di scoprire qualcosa in merito alla morte misteriosa di un proprio collega, finisce in una spirale criminale pressoché ingestibile, oltre che insospettabile, direttamente collegata alla mafia cinese e che, senza l'aiuto di Finch, avrebbe certamente fatto finire ammazzata anche lei. 
Il caso è coinvolgente, appassionante e con inaspettati colpi di scena compresa la ricomparsa del misterioso capo della Stanton, ora alla testa dei "cattivi".
Nonostante il buon esito dell'operazione dunque Harold ancora non sa effettivamente contro chi dovrà prima o poi affrontarsi e molto significativo è quell'incontro fortuito tra i due per strada, ignari l'uno dell'altro.
Harold in questa puntata è anche protagonista di un entusiasmante colloquio con Elias, faccia a faccia che si svolge davanti una scacchiera e che va avanti a suon di metafore e doppi sensi. Elias, in breve, sa perfettamente di perdere terreno rispetto al minaccioso avanzare dell'Hr, ma sembra confidare nelle proprie certezze, svelando di possedere carte vincenti ancora da giocare.
L'Hr, per l'appunto, è un'altra grande protagonista dell'episodio, tanto che prima dello scadere dei 40 minuti ha già mietuto un'altra vittima, ahinoi, semi illustre. Questa volta si tratta infatti di Cal, fidanzato della Carter - nonché secondo numero fornito dalla Machine - da più episodi ormai sospettato di collusione con la criminosa organizzazione. 
Ma la voglia di riscattarsi agli occhi della detective e di fare chiarezza rispetto al proprio ruolo all'interno dell'Hr, lo portano però a fare domande che alla fine gli costano la vita. La sua immagine ne risulta certamente ripulita e risarcita ma l'HR l'ha avuta vinta lo stesso ancora una volta. Inoltre, per la seconda volta in questa puntata, Reese e Finch sembrano arrivare troppo tardi...
Infine, come ciliegina sulla torta di un episodio già ricchissimo, ecco inserita a sorpresa anche la Shaw, conoscenza di qualche puntata fa che Harold e John sembrano proprio non voler mollare. La carismatica donna alla fine però decide di rispondere al discreto pedinamento di Reese con un'incursione a sorpresa nella tana di Harold. Tra i due il dialogo è entusiasmante, con sonori e acuti botta e risposta e quando sembra non esserci futuro per una eventuale collaborazione della Shaw, ecco che la foto di Root appesa alla parete e subito riconosciuta dalla donna, cambia tutto. 
Che dire? C'era tutto e di più, con incastri perfetti, dosi ad hoc, armonia totale. Come sempre, livello eccellente.

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